giovedì 10 maggio 2012
Oggi giornata corta. Un rogito alle quattro di pomeriggio significa che poi è tana libera tutti: la pagnotta è stata ampiamente guadagnata. E quindi anche se sono solo le sette sono già rincasato da un po’, ho fatto la doccia e ho messo una pizza surgelata in forno, sapientemente corretta con formaggio e speck. La birra delle grandi occasioni, che costa ben due euro in più alla bottiglia, è in frigorifero e aspetta solo di essere stappata.
Mi ci è voluto più di un anno per recuperare dal mio burnout. Il nuovo lavoro ha chiaramente portato con sé nuovi tipi di stress, e anche qualche attacco di panico (non si può aver tutto dalla vita, no? E comunque dallo scorso settembre, non mi è più capitato), ma in generale i ritmi sono molto più rilassati di quelli che sostenevo prima, e per il mio cervello è un po’ l’equivalente di stare in vacanza. Una vacanza non di lusso e piena di rotture di coglioni, ma pur sempre vacanza. E toh, come per magia vedi un po’ che mi sta tornando l’interesse per quel mondo che avevo abbandonato circa diciotto mesi fa? Solo che non è magia: ero semplicemente intossicato e avevo bisogno come di un soggiorno in clinica, esattamente come le rockstar troppo affezionate alla cocaina. Ed eccomi, appena uscito dalla casa di cura, anzi tecnicamente ancora sul vialetto e con la mano sulla maniglia della porta alle mie spalle, che sto già aguzzando la vista alla ricerca di un pusher colombiano. Complicato essere una rockstar, eh?
Non che provi nostalgia per le notti passate davanti a tutte quelle linee di codice, non esattamente. Ma il fatto è che sono letteralmente circondato da spacciatori, ovvero i miei amici di una vita, che per qualche tipo di selezione darwiniana di gruppo coprono tutto lo spettro del nerdismo, lasciando fuori forse solo giochi di ruolo e cosplay. Le discussioni del venerdì sera al pub rimbalzano eternamente, come i pixel della pallina di Pong[i], tra problemi di cuore e microprocessori, cazzate nonsense e stampanti 3D laser, politica e vettori spaziali russi. E musica. E film.
Che detta così, alcol a parte, sembra la descrizione del pomeriggio di un gruppo di quattordicenni attorno al flipper della canonica, eppure siamo tutti più vicini ai quarant’anni che ai trenta, e c’è pure gente sposata e con figli. Ecco, guardando la cosa con un po’ di distacco, capisco perché nessuno di noi abbia mai fatto strage di cuori alle scuole superiori.
A ogni modo sono riuscito a usare a fin di bene i miei superpoteri nerd, e adesso abbiamo: un sito web, un sistema di gestione degli immobili cloud, e una applicazione per la stampa di volantini e annunci pubblicitari collegata a un database. Basta Excel, basta cartelle a matrioska vuote e basta foto sparse, il Medioevo è finito, siamo entrati nel Rinascimento.
Ci ho passato parecchi weekend e serate, ma in relativo relax e nessuna pistola puntata alla tempia. L’ho pubblicato stamattina, tutto liscio come l’olio per ora.
Se ci aggiungiamo il rogito di oggi pomeriggio, direi che è stata una buona giornata. Pizza e birra meritate, anche se è solo giovedì. Sotto la cenere il vecchio me dorme ancora, anche se mi sembra che il sonno si sia fatto più leggero.
[i] Pong è uno dei primi videogiochi commercializzati, prodotto dalla Atari come arcade nel 1972. Una specie di tennis molto stilizzato e semplificato.
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