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Sgommate

mercoledì 1° dicembre 2010

Erano le tre di pomeriggio, fuori faceva freddo, il cielo era scuro e minacciava pioggia. Non avevo molta voglia di uscire per andare a fotografare quella casa, ma il proprietario aveva rimandato già tre volte perché la casa non era abbastanza in ordine, e ciò significava che questa volta non potevo lasciarmelo scappare. E quindi, un po’ malvolentieri, mi sono messo il cappotto, legato la sciarpa attorno al collo, e sono uscito. La casa si trovava a una decina di minuti a piedi dall’ufficio.

Ho suonato il campanello e un signore corpulento si è affacciato alla porta. – Ah è lei, bene, la stavo aspettando. Venga, venga pure! Però attento alle merde. – ha aggiunto mentre facevo i primi passi sul vialetto – Sa, i cani…

Al che, guardando in basso mi sono reso conto di aver evitato per pochi millimetri almeno un paio delle innumerevoli cacchedisseminate sul selciato. Alla mia sinistra due cani da caccia mi osservavano serafici, anzi forse anche un po’ soddisfatti, attraverso la rete del recinto. Facendo estrema attenzione a dove mettevo i piedi, sono riuscito a raggiungere i cinque scalini che portavano alla porta di ingresso della casa e sono entrato.

Quasi ogni stanza era un affollatissimo mausoleo di statuette, vasi, soprammobili, quadri e quadretti, portafoto, telecomandi, lampade da tavolo, riviste, libri e libretti, vassoi portafrutta vuoti e vassoi portafrutta con dentro, guarda un po’, della frutta, deodoranti in gelatina della Glade, candele colorate, chiavi varie, occhiali da sole e da vista. I pavimenti non se la passavano meglio: tappeti e tappetini ovunque, a volte persiani e a volte no, a volte rasati, a volte pelosissimi e settantiani.

Ho preso fiato come uno sub pronto a lanciarsi in immersione e ho iniziato a scattare foto. Come sempre click e subito dopo un veloce controllo dell’anteprima sul display. E poi ancora, una, due, tre, quaranta volte. Niente da fare, ogni scatto sembrava uno di quei giochi della settimana enigmistica dove devi trovare l’ombrello nascosto, o i due oggetti identici.

Amen, mi sono detto.

E mentre mi congedavo, avviandomi di nuovo verso il vialetto minato, mi chiedevo in che condizioni doveva essere quella casa le volte in cui il proprietario ha pensato di annullare la visita.

Una volta seduto alla scrivania ho scaricato le foto sul PC, e mentre bevevo un caffè ho iniziato a passarle in rassegna per scegliere le meno peggio da pubblicare. Una volta arrivato alle foto scattate in una delle camere da letto ho notato un dettaglio che nel generale caos visivo dal vivo mi ero chiaramente perso.

Sul termosifone, di fianco a un telo in spugna verde col logo della Carlsberg, si stagliava l’inconfondibile sagoma di una mutanda taglia XL con al centro una pennellata verticale color marrone tenue, lunga non meno di dieci centimetri: una prodigiosa sgommata, a quanto pare molto resistente ai lavaggi, che non sapevo davvero come avevo fatto a non notare mentre scattavo. Anche se a dirla tutta, non è esattamente così che funzionano quei rompicapi della settimana enigmistica?


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