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Sette

mercoledì 23 febbraio 2011

Oggi riflettevo sul fatto che sono parecchio felice di non lavorare in una agenzia con un marchio conosciuto, di quelle in franchising per intenderci. E non perché sia refrattario a lampade abbronzanti e cravatte, anche se lo sono, ma perché mi inquieta tantissimo quell’inquadramento da setta che, a vari gradi, sembrano tutte avere. Pensateci: sono strutture fortemente gerarchiche con una presenza territoriale organica. Sono caratterizzate da fideismo, rigida applicazione delle regole interne, culto della personalità, versamento obbligatorio di oboli e formule retoriche identitarie. Non la sentite anche voi puzza di Scientology, Damanhur e Sai Baba[i]?

Ieri stavo bevendo un caffè al bar, quando è entrato tutto sorridente un ragazzo che lavora da poco in una delle due agenzie di quel tipo là del paese.

Era tutto galvanizzato e fiero perché la sera prima aveva fatto la sua prima camminata sui carboni ardenti al meeting semestrale delle agenzie, e aveva brillantemente superato la prova. Lo ripeto:

Carboni.
Ardenti.

Ora, cosa possa rendere felice una persona è una questione prettamente personale. C’è chi va a pesca e chi fa bungee jumping. C’è anche chi si fa tirare dei calci nelle palle da ragazze vestite in lattice con gli anfibi, quindi è plausibile immaginare che ci sia qualcuno che si diverte a camminare sui carboni ardenti per i fatti suoi nei weekend. Ma questa è una cosa diversa, non è un hobby bizzarro, è un rito di iniziazione per sancire l’appartenenza a un gruppo, una attività finto-estrema volta a rafforzare il legame col marchio e col team.

Brrr.

Il fatto che questa cosa funzioni realmente, e l’ho visto negli occhi di quel ragazzo, non mi sorprende… sono millenni che religioni, partiti politici e sette più o meno estreme usano lo stesso impianto e le stesse leve psicologiche per controllare i propri adepti. Dai faraoni egiziani giù fino a Charles Manson[ii], funziona, punto, perché reinventare l’acqua calda?

Però vedere gli stessi schemi usati per spingere pecoroni in giacca e cravatta a vendere più case, non so se mi faccia più ridere o più riflettere amaramente sulla natura umana, e sulla relativa facilità con la quale possiamo venire plagiati, a prescindere della stupidità o meno del fine ultimo.

Voglio dire, stiamo parlando di rogiti, mica della trasmigrazione telepatica dell’umanità sul pianeta Teegeeack-4! Penso siano entrambe ragioni del cazzo per aderire a una setta, ma almeno la seconda ha un non so che di epico, grandioso. Oltre a somigliare da vicino alle vaccate a cui crede Tom Cruise.

Gli adoratori della grande sfera – 1954 – © Universal Pictures[iii]

A ogni modo, dubito fortemente che ci sarà mai un suicidio di massa organizzato dal CEO di una catena in franchising, ma ribadisco che sono molto felice di non lavorare in una agenzia di quel tipo.


[i] Una setta è, in linea di massima, un gruppo di persone che segue una dottrina religiosa, filosofica o politica minoritaria la quale, per particolari aspetti dottrinali o pratici, si discosta da una dottrina preesistente già diffusa e affermata. La definizione di setta è dibattuta e il termine ha assunto un significato negativo o dispregiativo. Non mi stupisce.

[ii] Charles Milles Manson (1934 – 2017) è stato un criminale statunitense, mandante  dell’eccidio di Cielo Drive, in cui furono assassinati Sharon Tate e quattro suoi amici, e dell’omicidio di di Leno LaBianca e di sua moglie.

[iii] Gli adoratori della grande sfera – 1954 – Un film che mi sono inventato bellamente ma ci può stare, visto l’argomento.


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