Salta al contenuto

Paradossi quantistici e piccioni

lunedì 26 marzo 2012

Qualche giorno fa ci ha telefonato un cliente. L’inquilino di uno dei suoi appartamenti, un giovane insegnante, se ne andrà presto a causa di un trasferimento, e ci ha chiesto di andare a prendere qualche foto per pubblicare un annuncio. Ci ha lasciato il numero di telefono del ragazzo, e un’ora più tardi avevamo già fissato l’appuntamento per andare a fare il sopralluogo, il giorno successivo.

Era tardo pomeriggio e il cielo scurissimo minacciava pioggia. Visto che era l’ultimo appuntamento della giornata, e che l’appartamento era sulla strada del ritorno a casa per entrambi, io e Alessandro abbiamo deciso di fare il sopralluogo assieme.

Alla porta è venuto ad aprirci un ragazzone barbuto e occhialuto vestito di bianco. Bianco sporco. Anzi, bianco e sporco. Siamo entrati, e subito ho notato un enorme parallelepipedo verde luminescente alla nostra sinistra. Il ragazzo teneva in mano un sacchetto dal quale pizzicava quantità infinitesimali di fiocchi marroncini e ce le lasciava cadere dentro – Scusatemi, stavo dando da mangiare ai miei pesci tropicali.

Quella cosa verde era dunque un acquario, solo con le pareti interamente ricoperte di micro-alghe. Passandoci di fianco, un vago odore di marcio mi si è infilato nel naso. Ho osservato da vicino le pareti in vetro, la luce dei neon all’interno attraversava le alghe donando al cuboide l’aspetto di qualcosa di magico, fluorescente. Ma non si vedeva un cazzo. Onestamente, se ci fossero stati dei pesci che nuotavano lì dentro, o se fossero morti da mesi, non avrei potuto dirlo. Era una specie di acquario di Schroedinger[i], solo con dei pesci al posto del gatto.

Finito di sfamare quei pesci invisibili, il giovane professore ci ha invitato a seguirlo per il tour dell’appartamento, in direzione prima del soggiorno, poi della cucina, poi della camera da letto e infine della cabina armadio, come l’ha chiamata. L’ha davvero chiamata così, anche se in realtà era una piccola stanza totalmente vuota fatta eccezione per una montagna di sacchi bianchi della spesa zeppi di, immagino, vestiti, tutti accatastati in un angolo, e che arrivava fino quasi al soffitto. Un’installazione del MoMa[ii], sembrava.

Per il resto, a parte un odore indefinibile e non esattamente gradevole che permeava un po’ tutte le stanze, l’appartamento non si presentava male. E c’è di bello che nelle foto che ho scattato l’odore non si sente.

Il tour però non era finito, mancava il terrazzo. Il proprietario si era raccomandato di fotografarlo perché era “il pezzo forte dell’appartamento”. Appena il ragazzo ha aperto la porta, tutti e tre abbiamo abbassato lo sguardo verso una macchia grigia per terra. Era un piccione, morto da qualche settimana mi sento di dire, abbastanza piatto, con gli occhi sfondati, la lingua smangiucchiata dagli insetti penzolava fuori dal becco socchiuso, e qualche piuma sul punto di staccarsi, che sbatacchiava nel vento che anticipava il temporale in arrivo.

Siamo rimasti così per qualche secondo, e poi lui ha semplicemente detto – Toh, guarda, un piccione! – Si è inginocchiato, l’ha raccolto, e se lo è messo sotto il braccio, all’altezza dell’ascella, come una baguette, e ha continuato tranquillamente a illustrarci il terrazzo come se niente fosse.

Siamo usciti e abbiamo riso di gusto nel parcheggio davanti al palazzo. Le nuvole attorno erano sempre più scure e gonfie, l’odore di ozono si era fatto intenso, ma la pioggia ancora non si decideva a cadere. Chissà dove l’ha poi messo il tizio, quel piccione.


[i] Il paradosso del gatto di Schrödinger è un esperimento teorico ideato nel 1935 da Erwin Schrödinger con lo scopo di illustrare come la meccanica quantistica fornisca risultati paradossali se applicata a un sistema fisico macroscopico. Tipo un gatto che può essere contemporaneamente vivo E morto, ma non nel senso zombesco. In senso quantistico, appunto.

[ii] Il Museo di Arte Moderna di New York


Se vuoi leggerti questo romanzo sul tuo eBook reader, lo trovi gratis su Amazon, con KindleUnlimited. E c’è anche la versione cartacea, se preferisci.