Salta al contenuto

Delirio coast-to-coast

martedì 20 settembre 2011

Il titolo non ha senso, ma d’altronde sono ancora in fase semi-delirante da febbre e notte passata male, ho le mie scusanti. Non ho mai sofferto d’ansia nel vero senso della parola. Mai avuto problemi di gastriti da nervosismo, mal di testa, insonnia… Fino a qualche settimana fa, almeno.

È passato un po’ di tempo da quando ho iniziato a fare questo lavoro, e non so, mi chiedo se sono veramente adatto. Se ha senso. Certo non potevo più andare avanti a fare quello che facevo prima, ma sono sicuro di aver fatto la scelta giusta? Questa cosa di andare casa per casa come un commesso viaggiatore prendendo più porte in faccia che buongiorno, fare “il tassista” scarrozzando a destra e sinistra clienti eternamente indecisi che poi scompaiono nel nulla, salvo ritornare mesi dopo con una lista nuova di zecca di case che vorrebbero tanto vedere, e le telefonate dei perditempo, e le banche che cambiano le regole sui mutui ogni dieci giorni… e c’è anche l’aspetto economico, perché i miei conti a fine mese decisamente non tornano.

Inizio anche a sentire il peso della responsabilità nei confronti di Alessandro. Aggiungiamo a tutto anche qualche problema di cuore e, ecco, alla fine qualcosa deve essersi rotto, due o tre di settimane fa.
I primi segnali sono stati gli accessi di nausea che mi venivano dopo aver fatto una semplice telefonata, una reazione esagerata anche per uno come me che non è mai stato intimo amico del telefono. Per qualche giorno mi sono raccontato che era solo ansia da prestazione come quella di quegli attori di teatro che vomitano prima di salire sul palco, ma in quel caso l’avrei avuta fin dal primo giorno, e così non è stato. Altri sintomi erano il respiro che mi si faceva affannoso non appena salivo in macchina per venire in ufficio, e gli attacchi di tachicardia e fitte allo stomaco che arrivavano senza apparenti motivazioni mentre rientravo a casa la sera.

Stavo giusto pensando di andare dal medico a farmi prescrivere per la prima volta nella vita qualche buon psicofarmaco, quando mi sono reso conto che, obbiettivamente, negli ultimi tre, quattro giorni i sintomi sembravano essersi affievoliti. Vuoi vedere che i problemi di stomaco e fiatone si stanno risolvendo da soli?

Ma avevo cantato vittoria troppo presto: quello che non ha potuto l’ansia, l’ha portato a termine un virus, probabilmente aiutato da un sistema nervoso in condizioni non rosee. Ecco cosa è successo.

 Alcuni amici che non vedevo da tempo avevano organizzato una uscita in pizzeria e mi avevano invitato. All’ultimo si erano aggregati anche dei loro colleghi, gente che conoscevo poco e quel poco mi era bastato per comprendere che sarebbe stato perfetto se fosse rimasto tale, ma amen: ufficio a parte, erano mesi che non uscivo di casa, non avrei fatto lo schizzinoso.

Appena salito in auto però mi sono accorto che qualcosa non andava: un dolore a intensità sinusoidale allo stomaco, diverso dalle solite fitte, prometteva di rovinarmi la serata, ma mi son detto COL CAZZO che faccio retromarcia, una volta tanto che posso uscire coi ragazzi e pensare a qualcosa che non sia il lavoro o la carenza di pecunia! Non se ne parlava.

Ci siamo incontrati in una pizzeria in città verso le nove di sera. Era passato solo un quarto d’ora da quando mi ero messo in macchina e avevo notato i primi sintomi, ma il virus doveva aver avuto fretta, e anche se non la avvertivo attraverso i classici brividi, la febbre stava già salendo.

Anche se nessuno me l’ha fatto notare, dovevo essere stato veramente un dito al culo: ero finito sul lato sbagliato della tavolata, lontano dagli amici e vicino ai semi-sconosciuti di cui sopra, e anche con tutta la più buona volontà non riuscivo minimamente a sopportare il logorroico alla mia destra, e allo stesso tempo non capivo un cazzo di quello che dicevano i ragazzi alla mia sinistra e di fronte, anche se intuivo che poteva essere interessante. Annuivo come i cagnolini col collo a molla che si mettevano sulle cappelliere delle auto negli anni Sessanta e non ho quasi proferito parola per tutta la serata. Ecco, forse più che un dito al culo ero come un sacco di patate messo lì a sedere. Un sacco di patate col mal di testa e la febbre. E il tizio di fianco a me non la smetteva di parlare, e parlare e parlare, che è esattamente quello che ci si aspetta da un logorroico, mentre sentivo la mia testa sempre più sul punto di esplodere.

Verso le dieci e qualcosa la salvezza è arrivata dall’alto: il pizzaiolo aveva acceso il grosso TV al plasma appeso al muro alla mia sinistra, che invece della solita partita di calcio stava dando “1997 Fuga da New York”, iniziato da poco, e io mi ci sono letteralmente perso dentro, dimenticando tutto e tutti.

Verso le undici abbiamo pagato il conto e siamo usciti, e solo in quel momento mi sono accorto che tremavo come una foglia. Ho salutato i ragazzi, sono salito in auto e ho messo su un CD a caso. Non ricordo niente del viaggio di ritorno, ma sono riuscito ad arrivare a casa incolume. Sono andato in bagno per lavarmi i denti, ma non ho fatto nemmeno in tempo a riconoscermi allo specchio che avevo già vomitato una pozza rossastra lavandino. Fortunatamente non era sangue ma pomodoro, con l’aggiunta di qualche fungo, un po’ di pasta e pezzetti di prosciutto. Pizza destrutturata signori, chez chef Giovanni.

Sono rimasto così, aggrappato al lavandino nell’attesa di una seconda ondata per qualche minuto, tutto tremante. Ma l’allarme sembrava rientrato, quindi mi sono attaccato al flacone di collutorio per mondare bocca e gola e mi sono buttato a letto, sotto una doppia coperta per soffocare i brividi.

Poco prima di svenire, perché quello non è stato un addormentarsi, sono riuscito a mandare un messaggio romantico a quella che era ormai la mia ex, ma che nel vaneggiamento da febbre aveva comunque assolutamente senso inviare, nel caso fossi morto di lì a poco. Poi sono crollato in un sonno malato pieno di figure e situazioni strambe. Nel sogno mi trovavo legato a un letto bianco, all’interno di una ambulanza, apparentemente. Alla mia destra c’era l’asta di una flebo. Alla mia sinistra doveva esserci una infermiera, o una suora, ma non la vedevo. Sentivo solo la sua mano sulla mia fronte, sensazione piacevole. Sensazione subito interrotta dalla visione che mi si è parata davanti. Un dottore dall’aspetto sinistro, una specie di Mr. Hyde in camice bianco che ero andato a ripescare nel mio archivio cinematografico mentale, mi sorrideva sbilenco tenendo in mano una lunghissima siringa cromata, almeno mezzo metro d’acciaio a punta. Era il finto medico di uno storico film dell’81: “The Cannonball Run”, con Burt Reynolds, Sammy Davis jr., Farraw Faccett, Dean Martin e tanti altri. Era la storia di una gara clandestina coast-to-coast attraverso gli Stati Uniti, nella quale Reynolds e Dom DeLouise guidavano una ambulanza truccata. Il “dottore” era la loro copertura. Ora, mi chiedo come cazzo sia venuto in mente al mio cervello di andare a pescare la faccia del dottor Nikolas Van Helsing (interpretato da Jack Elam), dai fotogrammi di un film che non vedevo da quindici anni almeno.

Con quell’immagine in testa mi sono svegliato nel cuore della notte, e mi sono lanciato verso il bagno: non credevo potessero passare così tanto prosciutto e così tanti funghi dal mio naso, e in così poco tempo. Un minuto di schifo e dolore, e conati apparentemente inarrestabili. Se non fosse stato per mr. Elam avrei forse rischiato di fare la fine di Hendrix, morto affogato nel mio stesso vomito.

Jack Elam – The Cannonball Run – 1981 – © 20th Century Fox[i]

A poco a poco mi sono rimesso in sesto, tanto da riuscire a prepararmi una limonata bollente e buttare giù una pastiglia per abbassare la febbre, miracolosamente trovata in fondo a un cassetto. Tremavo ancora, ma almeno i dolori allo stomaco stavano scemando, ed erano solo l’eco indolenzito di quelli di prima. Mi sono riaddormentato con la tazza della limonata vuota ancora in mano, e se ho sognato qualcos’altro non lo ricordo, e forse è meglio così.

Oggi sono rimasto a casa, il termometro segna ancora quasi trentotto e ho figurativamente la testa nel culo, ma almeno non ho più nulla da consegnare ai gorghi delle acque scure. Febbre o non febbre, domani devo tornare al lavoro: una pratica alla quale sto lavorando da mesi forse va in porto. Andrò, a costo di farmi un cocktail di latte, cognac, miele e Tachipirina. E Xanax, magari.

Nota: dopo qualche settimana gli attacchi d’ansia sono spariti da soli. O forse è stato il dottor Van Helsing?


[i] Tradotto in italiano con “La corsa più pazza d’America”, The Cannonball Run è un film del 1981 diretto da Hal Needham. Il film e i due sequel traevano spunto da una corsa illegale effettivamente disputata negli anni Settanta.


Se vuoi leggerti questo romanzo sul tuo eBook reader, lo trovi gratis su Amazon, con KindleUnlimited. E c’è anche la versione cartacea, se preferisci.