giovedì 10 ottobre 2013
Istantanee. Il tendone è gremito, non l’ho mai visto così pieno. Un mago gonfia palloncini, li annoda e li regala ai bambini che poi corrono via fiondandosi nelle corsie disegnate dai tavoli, zigzagando tra inservienti e gruppi di amici, fidanzati e famiglie alla ricerca di un posto libero. Il risotto è ottimo, e costa solo cinque euro al piatto. Vino e birra a due euro, liquore a un euro. Sorrido amaramente pensando che se questa sagra l’avesse organizzata la Caritas, non avrebbe saputo fare un lavoro migliore.
Fuori il vento teso odora di pioggia in arrivo. Mi fermo di fronte a una casetta in legno dove vengono servite grappe aromatizzate e ne assaggio una. Mentre il mio amico mi parla, osservo gli stand davanti all’ingresso. Piccoli artigiani, un falegname, un salumificio, un negozio di dolci, un mercatino dell’usato. Allestimenti modesti, pochi clienti, e sorrisi un po’ tirati e stanchi.
Ci muoviamo verso le giostre, una ragazza mezza zingara mi sorride distrattamente al di là del bancone del tiro a segno. Il calcinculo gira forte, mentre musica dozzinale viene sparata ad alto volume tra le luci intermittenti che sembrano venire da un’altra epoca. I seggiolini sono vuoti. Due ragazzi rumeni si sfidano al tirapugni, SBAM, e le loro fidanzate ridono a ogni colpo. Tute Adidas e capelli rasati all’ultima moda, giacche scamosciate, dentature approssimative.
La bimba vuole andare sui tappeti elastici, il mio amico le sorride e acconsente. La separazione dalla moglie è stata un duro colpo, ma l’ha superata bene. E ama sua figlia alla follia. Il grassone nel box di lamiera rossa intasca cinque euro, si toglie il sigaro di bocca e biascica un – Vale per dieci minuti – attraverso una nuvola di fumo puzzolente.
La bimba mi chiede se posso tenerle la scimmietta di peluche mentre si lancia sui tappeti. I capelli biondo scuro ondeggiano mentre ride e saltella sotto una luce livida e volgare. C’è di peggio al mondo, vero, ma nessun bambino dovrebbe giocare sotto una luce come questa.
Ci salutiamo e raggiungo l’auto.
Passo davanti la stazione dei treni, gruppi di ragazzi ciondolano ubriachi da un kebab bar all’altro, e attraversano pericolosamente la strada senza neppure guardare. Auto scassate in doppia fila, schiamazzi. Un centro massaggi cinese ancora aperto di fianco a una pizzeria al taglio, gestita probabilmente dagli stessi titolari. “Massaggio, pompino e una margherita signore, servizio completo per i nostri clienti!”
Penso a com’era una volta, a com’era tutto, col risultato che rabbia e tristezza spingono assieme sull’acceleratore al posto mio, per farmi andare via al più presto da lì.
Fuori dalla città passo vicino ad alcune pompe di benzina. Una, due, tre auto in fila per il self-service alle undici di sera, per risparmiare due euro a pieno. Anche solo due anni fa, sarebbe sembrata una scena surreale.
Pochi minuti ancora, e arrivo al mio paesino popolato da redneck, motociclisti e accaniti giocatori di carte. A un quarto d’ora dalla città, in aperta campagna, qui l’odore della decadenza non si sente. Per ora, almeno. Salgo le scale, entro a casa mia e mi chiudo la porta alle spalle. Sento i nervi tesi sciogliersi un po’.
Prendo un libro, vado in bagno e abbasso jeans e boxer mentre mi siedo sul wc. L’occhio mi cade sull’etichetta all’interno dei pantaloni. W(34) Blake. Va beh, saranno anche solo taglia e modello, ma vista la serata, William Blake[i] ci sta.
[i] William Blake (1757 – 1827) è stato un poeta, pittore e incisore britannico. Molto vicino al movimento Romantico, e affascinato dal misticismo.
“Aspettati veleno dall’acqua stagnante.”
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