sabato 17 agosto 2013
Sono passati quasi tre anni da quando ho iniziato a fare questo mestiere. Da poco meno di un anno sono diventato socio, ma devo ancora chiudere i conti, letteralmente, con la mia precedente partita IVA.
E ieri il commercialista mi ha ucciso, ma non con un colpo secco: rateizzato tra giugno e novembre. Che è un po’ come crepare lentamente, dissanguato, con un tenore che canta Ridi Pagliaccio in sottofondo.
In veste di associato in effetti porto a casa qualche nichelino in più di prima, ma quello che ci vorrebbe è un colpo di reni dell’economia in generale. La grande festa dei primi anni Duemila, quando direttori di banca quasi ti suggerivano incoscientemente, criminalmente, di comprare fuoristrada e vacanze con gli stessi soldi chiesti per la casa, è finita.
Il broker più in gamba della zona gira da sei mesi con un faro davanti del suo Porsche Cayenne (convertito a metano) rotto, non il migliore dei segnali.
I miei due soci hanno anche altre entrate, per loro la situazione è problematica ma forse non drammatica. Io invece sono obbligato a continuare coi miei lavoretti extra, di sera e nei weekend, tanto per tenere il naso fuori dal pelo dell’acqua.
Un caro amico che vive in Inghilterra mi ha contattato, ha un progetto folle in testa e ha bisogno di altre braccia per portarlo avanti. Ed è la cosa più nerd che abbia attraversato le mie orecchie negli ultimi tempi. Sembra interessante. Tanto interessante da avermi convinto a investirci gli ultimi scampoli di tempo libero che mi sono rimasti.
Nel frattempo spero solo che la mia sferragliante, ammaccata e fedele Alfa Romeo duri il più possibile: la scorsa settimana mi hanno rifiutato un finanziamento per un frigorifero, dubito mi possa andare meglio con un’auto.
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