sabato 9 agosto 2014
La mattinata si preannunciava particolarmente tranquilla, quindi abbiamo deciso di mettere il cartello “chiuso per ferie” alla porta per organizzare una riunione noi tre, io, Alessandro e Limoncino, per decidere il nome della nuova società e fare la lista delle beghe burocratiche da affrontare.
Erano questioni da sbrigare abbastanza alla svelta, l’ufficio in cui lavoravamo era in affitto ancora sotto il nome della vecchia agenzia, avevamo qualche settimana di tempo per regolare tutto ma non di più.
Le carte erano tutte sul tavolo, potevamo decidere di dare la forma che volevamo a questa nuova creatura, e Alessandro si sentì di proporre a Limoncino di entrare in società.
Buona idea o pessima? Non lo sapremo mai perché, per motivi suoi, pare di natura fiscale, al momento non gli conveniva. Quindi sarebbe rimasto collaboratore esterno.
Va detto che per essere un collaboratore si comportava già come un socio dal giorno dopo la firma del vecchio contratto, anzi direi socio di maggioranza, spiegando a tutti come andavano fatte le cose, delegando le rogne, chiedendo ad altri di prendere appunti per lui mentre era al telefono in auto, e tante altre simpaticissime trovate.
Era un gatto attaccato ai maroni che giocava a fare il socio.
E anche questa mattina non ci ha deluso. In meno di un’ora aveva già deciso il nome dell’agenzia da solo, ci aveva già detto come disegnare il logo, raccomandato di preparare i nuovi biglietti da visita e l’insegna luminosa, soprattutto quella, che ci vuole del tempo a farla, mi raccomando. Fine, la seduta è tolta, buon weekend io scappo che oggi ho la gita in barca sul lago col suocero.
E se ne è andato con l’intima convinzione di aver portato il Verbo tra noi mortali.
Poi che vuoi mai, si era dimenticato del contratto d’affitto del negozio da rifare, del nuovo conto bancario da aprire, dell’atto dal notaio da fissare, della comunicazione all’agenzia delle entrate da inviare, eccetera. Povera stella, potrà mica fare tutto lui no?
Ora, perché continuare a lavorare con uno così? Perché gli andava riconosciuto il fatto che era bravo nel suo lavoro e noi avevamo bisogno di un collaboratore che vendesse, non di un collaboratore simpatico.
E quindi sia io che mio cugino, anche se non sempre ci riuscivamo, facevamo finta di niente quando a Limoncino andava in peritonite la spacconeria.
Aveva bisogno di sentirsi un boss, e lo lasciavamo fare. Il pesce palla si gonfia e si sgonfia da solo. Se porta dei contratti firmati, a noi va bene così.
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