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Due fratelli poco svegli

mercoledì 29 gennaio 2014

Ci sono questi due fratelli, impiegati di un’agenzia nostra concorrente sulla carta, ma con la quale collaboriamo di tanto in tanto. È a una decina di chilometri da noi, più facile collaborare con loro che coi nostri troppo vicini di casa. Sono entrambi figli della titolare, una donna sveglia e intelligente, caratteristiche che non si sono evidentemente trasmesse alla prole.

La prima volta che ho avuto modo di accorgermi, per così dire, della loro apparente inadeguatezza a qualsiasi compito, è stato quando ho visto uno di loro cercare di abbassare le tende veneziane della vetrina semplicemente tenendo in mano la staffa, piegandosi goffamente su un lato. Al che gli ho chiesto che manovra stesse cercando di fare, e mi ha risposto che c’era scritto di fare così.

– E dove, esattamente?

Mi ha indicato il logo della tenda. – È scritto qui cazzo, ma non funziona!

Era la marca, Arquati, noto e storico produttore di tende delle zone di Parma. Impressionante lo sforzo necessario per prendere una ragione sociale, trasformarla inconsciamente in un aggettivo cambiando una lettera, e interpretarla poi come istruzione per l’uso sotto forma di verbo imperativo: Arcuati! E poi incazzarsi perché la tenda non si muove. Secondo quale legge della fisica avrebbe poi dovuto muoversi, per Dio? Giuro, un dispendio di energia tra i più inutili e stupidi ai quali abbia mai avuto il piacere di assistere.

Ed è interessante notare che il duo, sì, quest’altra volta erano in due e no, non ho notato miglioramenti, si è aggiudicato anche il secondo posto in questa classifica. In questo episodio, l’obbiettivo era quello di allineare un tavolo alla vetrina del negozio. Hanno misurato la distanza su un lato, dieci centimetri. Poi l’hanno misurata sull’altro, otto centimetri.

Facile, la differenza era di due centimetri. E allora hanno preso il lato a otto centimetri di distanza, e mooooolto lentamente e moooolto attentamente, per non sbagliarsi, lo hanno spostato in avanti di due centimetri esatti. Soddisfatti si sono allontanati e hanno notato che il tavolo sembrava ancora storto, ma dall’altra parte. Hanno misurato il lato che prima era a dieci centimetri di distanza e BUM che diavoleria era mai questa? Adesso erano diventati otto! C’era ancora un errore di due centimetri.

E quindi hanno ripetuto la manovra, se possibile con ancora più attenzione di prima, ma sull’altro lato. Quindi hanno rifatto di nuovo le misure, e sorpresa, non andava ancora bene. Iniziavano a capirci sempre meno. Hanno ripetuto l’operazione non meno di altre tre volte, prima di arrendersi e fare a occhio.

Alla fine erano sudati, ma giuro che mi ero stremato anche io solo a guardarli, trattenendomi dall’ostacolare questo loro titanico sforzo intellettivo.

E sono regolarmente diplomati, entrambi. Se c’è qualcosa di marcio nel nostro sistema educativo, questi due ne sono l’esempio lampante.


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